Reati legati agli stupefacenti

Art. 73 DPR 309 1990 – detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio – elementi sintomatici dell’attività di spaccio
 
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Con la sentenza in oggetto il GUP presso il Tribunale di Novara ha ritenuto che l’assenza dei tradizionali elementi sintomatici dell’attività di spaccio (tra i quali, nel caso di specie, una pur scarna contabilità e la suddivisione della sostanza in dosi già pronte allo smercio), non osti alla riconducibilità della fattispecie all’ipotesi criminosa di cui all’art. 73 DPR 309 / 1990.


Art. 73 DPR 309/90. Coltivazione domestica di cannabis. Inoffensività della condotta. Assoluzione
 
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In tema di coltivazione domestica di cannabis, qualora per le circostanze concrete del fatto, sia oggettivamente accertabile la modestia della condotta, pur in astratto tenuta in violazione della norma incriminatrice, il detentore della sostanza va assolto in applicazione del principio costituzionale di necessaria offensività della condotta.


Art. 73, 5° comma D.P.R. n. 309/90 – elementi sintomatici - prescrizione
 
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È ravvisabile l’ipotesi di cui al comma 5 dell’art. 73 DPR n. 309/90 nel caso in cui - pur a fronte di un significativo dato ponderale (69.20 g di cocaina) ritenuto idoneo alla formazione di numerose dosi accompagnato dalla contestuale detenzione di sostanza da taglio (760 g di polvere di gesso) - il modesto principio attivo (grado di tossicità pari al 43,5%), il presumibile ristretto ambito territoriale e soggettivo di svolgimento dello spaccio (nulla risulta dimostrato in senso contrario), la rudimentalità organizzativa del narcotraffico (assenza di strumenti destinati all’esercizio dell’attività illecita), la mancanza di accertati elevati profitti illeciti, il ragionevole breve lasso temporale di esercizio dell’attività illecita inducano a ritenere che i fatti ascritti all’imputato possano ritenersi di lieve entità.
Configurando il citato articolo, come riformulato dall’art. 2 d.l. 23.12.2013 n. 146, un titolo autonomo di reato, ne consegue che il più breve termine ordinario di prescrizione di sei anni previsto per tale reato ex art. 157 c.1 c.p. deve applicarsi anche retroattivamente ai sensi dell’art. 2 c.4 c.p..

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